Generazione podcaster, il futuro è audio


Il loro successo non è stato immediato, ma oggi sono un mezzo di diffusione di contenuti (giornalistici e non) in ascesa: sono i podcast

Il loro successo non è stato immediato, ma oggi sono un mezzo di diffusione di contenuti (giornalistici e non) in ascesa: sono i podcast, cioè episodi audio che vengono caricati online, spesso su piattaforme molto note, per essere ascoltati dagli utenti. Secondo Nielsen Global Media, la società di sondaggi e analisi di mercato online, sono circa 14 milioni gli ascoltatori attuali dei podcast. Numeri così alti non possono far pensare ad altro che a un incremento di interesse da parte dei creator: è nata una nuova generazione podcaster!


Chi sono i podcaster

I podcaster sono tutte quelle persone che creano i podcast e li rendono disponibili per il grande pubblico della rete. Le origini dei podcast risalgono al 2006 quando, negli Stati Uniti, iniziarono a girare audio semplici ed economici per poter condividere delle storie. Il mezzo preferito era l’iPod ed è proprio da qui che viene il nome. In Italia abbiamo dovuto aspettare fino al 2018, ma la spinta generata dalla pandemia da Covid-19 ne ha velocizzato il successo. Nel nostro paese, secondo dati IPSOS, sono 3,9 milioni circa gli ascoltatori dei podcast. La questione molto interessante è la differenziazione di target: per mezzo dei podcast, infatti, anche persone di media/alta cultura hanno scelto di interagire. Pensate che uno dei podcaster più apprezzati in Italia è Alessandro Barbero, noto storico, scrittore e accademico italiano, con il suo “Lezioni e Conferenze di Storia”. O ancora il giornalista Pablo Trincia, autore di uno dei podcast più ascoltati in Italia: “Veleno”.


Che cos’è un podcast

La spiegazione che vi ho fornito all’inizio dell’articolo potrebbe essere fuorviante. I podcast non sono programmi radiofonici o trasmissioni in forma audio. Al contrario, parliamo di prodotti audio inediti e distribuiti sul web, ma che possono essere anche scaricati e ascoltati in modalità offline. Ciò che risulta, a mio avviso, considerevole è la capacità dei podcast di tenere l’attenzione degli utenti per 25/40 minuti, mentre l’evoluzione della comunicazione online parla di un interesse che dura pochi secondi soltanto. Credo che tutto questo sia riconducibile al pubblico che si interessa ai podcast. Anche i grandi brand hanno capito il potenziale di questi strumenti e aziende come Lavazza, Mini e BMW hanno iniziato da tempo a provare interesse e a investire su di essi. Le piattaforme più utilizzate dai podcaster sono Spotify, Audible, Spreaker e Apple Podcast, ma ne sono letteralmente spuntate a decine.


Guadagnare creando podcast è possibile?

Veniamo alla domanda che vi starete di sicuro facendo. Tutto molto interessante ma… si guadagna? Io sono sempre stata dell’avviso che, prima di pensare a monetizzare (cosa necessaria!) sia indispensabile capire se sia una strada percorribile o meno. Mi spiego meglio: ideare podcast vi può davvero piacere? Siete disposti a trascorrere ore e ore a registrare, cancellare e ricominciare? Siete consapevoli che all’inizio, a meno che non proponiate un progetto a un editore, non sarà possibile guadagnare nulla? Se avete risposto a tutto (o quasi) sì, allora siete sulla strada giusta. La narrazione vocale, senza la possibilità di vedere delle immagini, è una nuova frontiera della comunicazione. Per iniziare, occorre fare un piccolo investimento: comprare un microfono USB, in modo da poterlo collegare al pc, e un buon programma di editing. Provate a creare contenuti audio interessanti, mai banali o troppo uguali ad altri, e cercate di capire sin da subito a chi volete rivolgervi.  In Italia siamo ancora all’inizio, ma questo è un vantaggio perché c’è ancora spazio per tutti. Guadagnare, dunque, è possibile, ma occorrono pazienza e determinazione.

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Rossella Scalise


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