Le 18 regole dello scrittore Mark Twain


Mark Twain è uno di quei personaggi della storia che chi ama scrivere deve assolutamente conoscere. Ecco le sue 18 regole

Scrittore, docente, umorista e aforista statunitense, Mark Twain, alla nascita Samuel Langhorne Clemens, è uno di quei personaggi della storia che chi ama scrivere deve assolutamente conoscere. Se “Le avventure di Tom Sawyer” e “Le avventure di Huckleberry Finn” non vi dicono nulla, allora vi consiglio di rimediare al più presto. Anche se il vostro interesse è più incentrato sul copywriting, o sulla scrittura per blog, è indispensabile conoscere i grandi classici della letteratura.


Come raccontare una storia e l’arte di mentire

Tra i tanti lasciti preziosi, Mark Twain ha scritto un piccolo manuale per “aspiranti umoristi”, con aneddoti e riflessioni, per imparare il mestiere di raccontare storie. Inoltre, o scrittore spiega come la migliore amica dell’uomo sia la menzogna, improvvisandosi critico letterario in un saggio sui delitti contro la narrativa di Fenimore Cooper, suo collega. Questo libro, dal titolo Come raccontare una storia e l’arte di mentire è disponibile in tutti gli store online e ha un prezzo base di 12,00 €.

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Le regole di Twain

All’interno del volume sopra citato, sono state inserite le 18 regole che, secondo lo scrittore, governano la letteratura in ambito narrativo.

Eccole, di seguito:

  1. Che una storia segua un disegno e che approdi da qualche parte;
  2. Che gli episodi narrati nella storia facciano necessariamente parte della storia stessa e servano per svilupparla;
  3. Che i personaggi di una storia siano vivi, esclusi i cadaveri, e che il lettore riesca sempre a distinguere i cadaveri dagli altri;
  4. Che i personaggi di una storia, vivi o morti, manifestino un motivo sufficiente a giustificare la propria presenza nel romanzo;
  5. Che, quando i personaggi di una storia affrontano una conversazione, il dialogo sembri effettivamente un dialogo tra esseri umani: devono emergere comportamenti plausibili per le circostanze, un significato e un fine individuabili, e una certa attinenza con l’argomento affrontato in quella sede. Inoltre, il dialogo deve risultare interessante per il lettore e servire allo sviluppo della storia e interrompersi quando ai protagonisti non viene più in mente nulla da dire;
  6. Che, quando l’autore descrive le caratteristiche di un personaggio della storia, la condotta e il modo di esprimersi di quel personaggio siano coerenti con la descrizione;
  7. Che quando, all’inizio del paragrafo, un personaggio parla come se si trovasse in un’elegante fiaba illustrata – con segnalibro dorato e rilegata in vitello, realizzata a mano, venduta al prezzo di setto dollari – non può poi concludere lo stesso volume parlando come l’improbabile imitazione di un servitore negro;
  8. Che, tanto l’autore quanto i protagonisti della storia, non annoino i lettori con scemenze grossolane come “la destrezza del taglialegna, la delicata arte della foresta”;
  9. Che i personaggi di una storia si limitino a fare cose materialmente possibili lasciando perdere i miracoli; oppure che, se si avventurano nel campo dei miracoli, l’autore faccia in modo di renderli convincenti agli occhi del lettore;
  10. Che l’autore susciti sul lettore un profondo interesse per i personaggi e per il loro destino; e che spinga il lettore ad amare i buoni e odiare i cattivi della storia;
  11. Che le personalità della storia siano definite in modo così chiaro che il lettore possa prevedere il comportamento di ciascuno di loro in ogni circostanza;
  12. Che l’autore dirà ciò che intende chiaramente, senza confondere le acque;
  13. Che l’autore utilizzerà la parola giusta e non una sua cugina di secondo grado;
  14. Che l’autore rinuncerà a ciò che non serve;
  15. Che l’autore non ometterà dettagli essenziali;
  16. Che l’autore eviterà qualsiasi sciatteria formale;
  17. Che l’autore farà uso di una grammatica corretta;
  18. Che l’autore impiegherà uno stile semplice e diretto.

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Rossella Scalise


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